Pagina (291/440)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

      Ritorna quando avrò trent'anni. Vedremo allora. Ma inocularmi adesso quella melanconia! grazie: la sbiada il colorito.
      - Tu menti in questo momento. Io so, e ciò ti basti, che tu ami altrove.
      - In ogni modo, ciò sarebbe per conto mio proprio. Ma non ritorniamo su queste tristezze. Puoi tu spendere dugento mila franchi l'anno per me? No. Vattene allora! Tutto è detto. Io ammagrisco al regime di 2000 franchi al mese. Tu mi ài fatto un ospizio, con codesto, e non un altare. Ora, la natura non mi à regalati questi occhi qui, questa bocca, questa testa, questo collo, questo seno, questa vita, tutto questo splendore, in una parola, per metterlo milensamente a codesta pietanza da invalido. Io non intendo che due cose: o degli stivaletti squarciati trascinati nel fango, o una costellazione. Gli stivaletti squarciati sono una sventura; un terzo piano nella strada Blanche è una dappocaggine. Parliamo dunque d'altro.
      - Allora, l'è un addio per sempre?
      - T'inganni, Sergio. Io non dimenticherò giammai che tu mi prendesti piccola contadina d'Arles, e che mi ài fatta ciò che sono. Io ti debbo tutto: gusto, parlantina, ambizione, istruzione, scienza della bellezza, aspirazione, poesia, conoscenza del mondo. Io era forse una perla; tu ne ài fatto un gioiello, un monile. Io resto tua amica, tua obbligata. Lasciami adesso collocare a modo mio il capitale che Dio mi à dato: la bellezza e l'amore! ed il capitale che tu vi ài aggiunto: l'arte! Io conosco il valore di ciò che posseggo, ora.
      - Non far dell'usura, almeno.


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

   

I suicidi di Parigi
Romanzo
di Ferdinando Petruccelli della Gattina
Editore Sonzogno Milano
1876 pagine 440

   





Blanche Sergio Arles Dio