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      Non mancano che quei piccoli uccellini dei Tropici, azzimati dall'iride, sotto questi Tropici al carbon fossile che tu ài creato qui. Come si deve dormir con delizia in questa gabbia d'oro! Come si deve impinguare con beatitudine in questo nido del silenzio! Vi si diviene devoto per fermo! Come dunque non adorare la mano di Dio che manda il sorriso e le lagrime, quando si è circondati da tante belle opere della sua mano? Come si deve ben digerire andando a zonzo per questa valle di lagrime! Si esce di qui come un vasetto di pomata ai mille fiori! Si debbe aver voglia di abbracciar il suo portinaio, per dare sfogo ai sentimenti filantropici ed umanitari, cui questo Sahara della pace, ben nutrita e ben fiorita, debbe infiltrare nel cuore...
      - Adriano, termina codeste buffonerie, e conchiudi.
      - A proposito, ma io vorrei stringere la mano al duca, prima che me ne vada.
      - Vado a fargli annunciare che tu sei qui - se egli è nei suoi appartamenti.
      - Allora, siamo intesi. Tutto è santo qui; tu sei felice; tu non ài bisogno di me; tu ti culli sur una pelugine di bianche nuvole: rispetto all'armellino! Addio!
     
      Vitaliana restava immobile, gli occhi fissi alla porta del suo boudoir, donde ella vedeva suo marito venire alla loro volta.
      Maria lo precedeva.
      Il duca parve un poco confuso alla vista di Adriano, cui egli aveva talvolta incontrato nel mondo, ma giammai presso di sua moglie. Cambiò con lui qualche complimento, mentre la cameriera susurrava a Vitaliana:
      - Il signor duca dimanda i diamanti di madama.


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I suicidi di Parigi
Romanzo
di Ferdinando Petruccelli della Gattina
Editore Sonzogno Milano
1876 pagine 440

   





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