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      Il duca era raggiante donandomela. Eran dunque delle fibre della sua anima ch'egli mi dava. Ne ebbi pietà.
      M.
     
      Sabato. - Dieci mila franchi per le spese di casa. Lasciandoli sul mio caminetto, la sua mano tremava. Io lo guardava nello specchio. Poi, dei baci frenetici che ànno decorticato le mie labbra. Si inebria. Io non resisto più: voi lo volete. Io tappezzo la strada del suo suicidio di foglie di rosa e di incantesimo.
      M.
      Lunedì. - Ebbrezza folle... ed uno scheggiale di diamanti. L'ò trovato bello, ed ò abbracciato il donatore. Se mi avessi un cuore di ricambio, glielo confiderei. Mi fa pietà. La pietà è la grande porta dell'amore. Poi, delle lunghe, lunghe distrazioni, e dei pallori sùbiti. La lettura del giornale della sera lo à fatto abbrividire. Non à guardato che il listino della Borsa.
      M.
     
      Venerdì. - Un cashmire di 6000 fr., che io ò scelto al Persan. Entriamo nella regione del credito, m'immagino. Si fa mandare le note all'ambasciata, e compera a nome di sua moglie. Sera e notte di soprassalti. Mi à servito dei calembours, perlati di lagrime! Il delirio dei suoi abbracci è convulsivo. Che agonia - sopra un motivo di valzer!
      M.
     
      Domenica. - Primo rifiuto. Avevo domandato une rivière. Ò tenuto il broncio fino all'una del mattino. Disperazione lacerante. Ò avuto pietà, all'alba. Egli è pazzo.
      M.
     
      Giovedì. - Ò la rivière di diamanti. L'è forse l'ultima goccia di sangue del suo cuore. Cangiate di carnefice. Positivamente, io non terrei più. Egli non à più un gioiello sopra di lui. Io fiuto la miseria.


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I suicidi di Parigi
Romanzo
di Ferdinando Petruccelli della Gattina
Editore Sonzogno Milano
1876 pagine 440

   





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