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      Il principe di Lavandall non era certo l'uomo a mancare il quarto d'ora che, in tutte le situazioni della vita, danno la vittoria.
      Egli aveva osservato Vitaliana la notte precedente ed aveva constatato che una rivoluzione radicale, completa, si era operata in lei.
      La duchessa e la donna non erano più le stesse. L'orgoglio aveva parlato; la natura si era svegliata. L'inviluppo che proteggeva ancora la giovane donna e la teneva in istato di fanciulla, s'era squarciato. La farfalla pigliava vento.
      Il principe aveva constatato, all'ultima parola che era sfuggita dal seno della duchessa - malgrado lei - quel grido della vita che nasce! Il dramma occulto, cui ogni donna porta nel cuore, arrivava al suo snodamento nel cuore di Vitaliana.
      L'era dunque l'ora in cui tutte le porte dell'anima sono aperte. Era l'ora in cui i giovani desiderii provano le loro ali. Era l'ora in cui si ascolta tutto; si comprende tutto; in cui si è generosi. Gli era quindi il momento di portar su la piazza di assalto.
      - Vi supplico, madama, di volermi perdonare se mi presento ancora a voi, e se ò insistito per avere l'onore di parlarvi. Gli è che la cosa è di una estrema gravezza. Degnate leggere questo dispaccio.
      Era il dispaccio del principe di Tebe, cui aveva letto agli ambasciadori di Prussia e d'Inghilterra, salvo l'ultima frase.
      Vitaliana lesse:
      Parto questa notte. Fra quindici giorni re Taddeo IX sarà morto - ciò è infallibile. - E la successione al suo trono si apre. Io non tradirò il mio destino. Fate di ottenere ad ogni costo le carte del duca di Balbek.


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I suicidi di Parigi
Romanzo
di Ferdinando Petruccelli della Gattina
Editore Sonzogno Milano
1876 pagine 440

   





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