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      Ecco, ecco, madama, ove è la colpa vera e la gravezza, cui io mi risolverò con pena ad obliare.
      Vitaliana saltò dal suo canapè, gli occhi quasi stralunati, il viso rosso, i lineamenti contratti. La sua voce, tutte le sue membra tremavano.
      Il duca indietreggiò di un passo.
      - Ah! - balbutì Vitaliana - ecco la colpa, dite voi? ecco la colpa cui voi non perdonerete che esitando! Ebbene, sappiate che v'ànno altre colpe - dei delitti anzi, cui io non perdonerò giammai - ed io vo' ad apprenderveli perchè la vostra imprudenza mi riduce allo stremo.
      - Madama, madama...
      - Voi siete un ladro, signore. Voi avete rubato 60 mila franchi alle carte, in casa del principe di Lavandall, ed io vi ò visto, dei miei proprii occhi visto. Voi siete un vigliacco, signore, un vigliacco! Vi ànno proposto di bruciarvi le cervella nel giardino, e voi avete rifiutato...
      - Vitaliana!... gridò Balbek interrompendo.
      - Voi siete autore della vostra indegnità con premeditazione - continuò Vitaliana - perchè voi avete scritto e firmato una dichiarazione di ladro, cui io ò letta. Ma, al disopra di tutto ciò, signore, voi siete infame, perchè vi proponete di trafficare di non so quali documenti, che si riferiscono ad una successione reale, minacciando di contaminare una regina che forse è vostra complice; di ruinare un fanciullo che forse è vostro figlio; di gettare una nazione nella guerra civile - se non vi affogano di oro! Ecco chi voi siete, signore, ciò che voi volete, ed i delitti cui nè il mondo, nè io vi perdoneremo giammai.


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I suicidi di Parigi
Romanzo
di Ferdinando Petruccelli della Gattina
Editore Sonzogno Milano
1876 pagine 440

   





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