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      Due giorni dopo si ricordò del temperino che m'aveva lasciato e temendo che la cosa andasse a finir male, pregò un carceriere di ridomandarmelo. Io però, sapendo bene che egli non oserebbe tornar più dove ero io, negai fermamente d'avere il temperino, sostenni di averglielo reso, dicendo, come in collera, che se era ubriaco allora e se l'era perciò scordato, io non ne avevo colpa. Ecco in che modo il temperino mi rimase. Lo tenni poi con grandi precauzioni, nascondendolo bene, come un gioiello che un giorno avrebbe potuto aiutarmi a riavere la libertà.
      Erano tuttavia passati molti mesi dalla mia incarcerazione e il processo rimaneva com'era il primo giorno. Era il tempo della Congregazione della Visita che si tiene due volte all'anno (cioè a Natale ed a Pasqua) in una gran sala dove sono condotti tutti i prigionieri. Ebbi l'opportunità di vederli e di parlare cogli amici accusati per la stessa mia causa. Si meravigliarono vedendo che io, già malaticcio in libertà, avessi fatto buona cera e fossi ingrassato in carcere. Io invece fui sorpreso ed afflitto vedendoli magri, disfatti ed appena riconoscibili.
      Morì il signor Piazza, assessore del Sant'Uffizio e poco dopo gli successe il signor Bernini, nemico segreto della casa de' Gabrielli. Morì anche il papa Alessandro VIII3 e il nostro processo rimase sospeso sino all'elezione di Innocenzo XII,4 che regna tuttora. Tutti noi speravamo un perdono generoso dalla clemenza di un pontefice così buono, ma le informazioni del nuovo Assessore ci furono tanto contrarie che rovinarono le nostre speranze.


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Le avventure di Giuseppe Pignata fuggito dalle carceri dell'Inquisizione di Roma
di Giuseppe Pignata
pagine 170

   





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