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      Tale è la trasformazione e contaminazione delle memorie del Pignata, delle quali la cosa veramente importante è il racconto della fuga, null'altro sapendosi della sua vita, dopo il tempo in che termina il libro. Intanto, frugando nei documenti del tempo per accertarmi se si trattasse di storia o di romanzo, ho potuto trovar tanto da metter in sodo ciò che più importa: cioè la realtà della fuga. Altri particolari potrebbe certamente somministrare l'Archivio del Sant'Uffizio di Roma, chi potesse consultarlo. Ma forse penetrare là dentro sarebbe più difficile, che al Pignata non fu lo scappare da quelle carceri.4 Contentiamoci dunque per ora di quello che, poste a confronto, ci diranno la narrazione del Pignata e le testimonianze contemporanee.
      Una breve introduzione al racconto delle avventure, non segnata di alcun nome, dice che essendo al 4 giugno del 1694, sbarcato in Amsterdam il Pignata, già noto per la sua fuga, venne voglia di interrogarlo sui particolari di questa: ed egli rispose in forma amplissima, e per modo da resultarne una relazione, che dovrà piacere a chi legge: tanto più che sarà riferita parola per parola, e ponendola anzi in bocca propria del protagonista.
      Tutto ciò non impedisce, anzi conforta a credere che editore ed autore siano una persona sola, e che il Pignata stesso sia il relatore de' casi suoi.
      Cominciamo ab ovo. Qual fu la causa per la quale il Pignata fu messo nelle carceri del Sant'Uffizio? Una causa dev'esserci, se anche in allora, e non ne mancano esempi, lievi colpe e lievi sospetti potessero bastare al terribile tribunale.


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Le avventure di Giuseppe Pignata fuggito dalle carceri dell'Inquisizione di Roma
di Giuseppe Pignata
pagine 170

   





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