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      Un raggio di sole, rompendo a poco a poco le folte frondi delle piante, venne a battere sul volto dell'ufficiale, che in quel punto stava rivolto a levante.
      Percosso all'improvviso e non potendo sostenerne la fulgida luce, tentò rimuoversi dal posto spingendo l'avversario; questi s'accorse e tenne fermo.
      Il sole gli abbarbagliava la vista; ciò nullostante l'ufficiale provò vincerne la molestia e tentare disperati sforzi sopra il conte; ma fu invano.
      Bentosto il suo sguardo si smarrì in mezzo a miriadi di stelle; credeva fissare un oceano di fuoco che gli ardesse le pupille.
      Lo assale allora una dolorosa sensazione agli occhi, che gli si empiono di lagrime; incauto li chiude un'istante, un'istante solo... ma in questo mentre la spada del conte s'avanza rapida e gli trapassa il cuore.
      Il giovane ufficiale stramazza a terra, spalanca due volte la bocca emettendo rivi di atro sangue, indi si ricompone come corpo morto.
      Prorompendo in orribili bestemmie il conte getta il brando insanguinato e come spinto da furie infernali fugge precipitoso al castello.
      Il polacco non era peranco spirato. Risospinto sulla soglia dell'eternità Iddio si compiacque arrestarlo un momento, non per rendergli più angoscioso il trapasso ma per dargli tempo di compiere un'opera che la divina prescienza comprese di quanta importanza doveva giungere un giorno nelle tempestose peripezie d'un'innocente creatura.
      Infatti il ferito riaprendo gli occhi li girò attorno inquieto quasi molestato da un interno pensiero; tentò facendosi puntello colle mani risollevarsi sulla persona, ma l'estrema debolezza del corpo non glielo permise.


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Una notte fatale ovvero Il ritorno dell'esiliato
Bozzetti Milanesi
di R.A. Porati
Editore Barbini Milano
1872 pagine 159

   





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