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      E più non può dire.
      Gli occhi gli si fanno di vetro, stringe la mano di Flavio in una stretta convulsa, rovescia il capo indietro ed esala l'ultimo sospiro.
      Impossibile descrivere l'impressione che fecero su Flavio le parole del moribondo.
      Colui ch'egli avea sempre amato con quel sacro rispetto che si professa all'autore de' propri giorni, dover adesso riconoscere per un'insensato che si era fatto giuoco dei suoi affetti!
      Si sentì colpito direttamente al cuore.
      Fu lì per chiamarlo infame ed avvelenargli col veleno del disprezzo la sua ultima ora, se non che gli ritornavano in mente le cure pressochè paterne prodigate alla sua infanzia e quel ricordo valeva a domargli l'immensa ira che gli tumultuava in petto.
      Fintanto che Flavio si trovò nelle braccia un freddo cadavere.
      Lo compose in allora dolcemente sull'erba e si alzò.
      I padrini e Gervaso udirono la confessione del sedicente conte.
      Nicodemo parve il più meravigliato di tutti; con una mano premevasi la fronte quasi per costringere la memoria a sovvenirgli un fatto del quale non gli restava che una vaga rimembranza.
      - È strano, ripeteva ad ogni istante, quei particolari io li conosco.
      Intanto Flavio e Gervaso si fissarono un momento con espressione dolce, serena, affettuosa.
      Si mossero incerti ma d'accordo un passo incontro, ed infine non potendo più oltre resistere a quella naturale simpatia che s'inspiravano reciprocamente, si gettarono ambedue le braccia al collo.
      - Zio mio!
      - Mio nipote!
      Ed i loro occhi versavano lagrime di tenerezza.


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Una notte fatale ovvero Il ritorno dell'esiliato
Bozzetti Milanesi
di R.A. Porati
Editore Barbini Milano
1872 pagine 159

   





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