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      Oh, appunto; oggi è il 20 febrajo e si va a desinare dall’amico Giorgio che, da quanto ho capito, vuol trattarci in Apolline: benissimo! la tavola dell’amico Giorgio sarà la nostra scuola, il nostro libro. Precedetemi di cinque minuti, e anche annunziatemi, che io vi seguo tosto. Gran libro, vedete, quello della natura e dei fatti! Giovani, che vi date a tentare la carriera delle lettere, per carità di voi stessi non salite sui trampoli dell’idealismo e delle fantasticherie: non fareste che battere la nebbia e i moscherini dell’aria e, ciò che è peggio, scrivereste per voi soli. Ma se bramate colpire gli oggetti reali e palpabili di quaggiù, mettetevi al loro livello, cioè abbasso, abbasso molto, che alla peggio darete nelle gambe. Copiate sempre dal vero: riproducete le vicende e le abitudini più communi, domestiche, giornaliere della vita, che sono le più interessanti, che offrono ancora allo scrittore immensi campi ricchi e vergini come le grandi foreste d’America: e in questo secolo positivo, osservatore, analizzatore, motteggiatore avrete ben più successo e fama di originalità che colle epopee decrepite e i voli matti della lirica e gli elegiaci piagnistei e altri siffatti narcotici fuori di stagione. Siccome poi la descrizione del vero è per natura sua una satira, perchè nel vero sovrabbondano gli elementi viziosi, ignoranza, leggerezza, vanità, sciocchezza e ridicolo; così non v’è quasi letteratura popolare possibile che non sia eminentemente satirica: ogni altro genere (salvo poche illustri eccezioni) è cantare ai sordi, e non distrae un minuto la società dall’assiduo e faticoso esercizio dei suoi sette peccati capitali.


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L'arte di convitare spiegata al popolo
di Giovanni Rajberti
Editore Bertieri Milano
1937 pagine 212

   





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