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      Da ciò è facile inferire che probabilmente ci annojeremo nel corso della seconda. Dunque imploro che evitiate almeno la terza a riguardo delle persone di buon senso e di buon gusto che onoreranno la vostra casa. Sit modus in rebus: due ore di tavola è proprio un bell’assegnamento. Capiterà benissimo di starci anche di più, e spontaneamente, e piacevolmente: per esempio, d’inverno, trovandoci in un ambiente delizioso e in compagnia simpatica, ci fermeremo un’altr’ora a chiacchierare e berne qualche sorsetto ancora tra una ragione e l’altra; ma, ben inteso, sul tapeto: cioè a pranzo assolutamente finito, in modo che chi n’ha volontà possa moversi, e cambiare aria senza la menoma taccia d’inciviltà: perchè tante ore d’obligo a continuamente masticare adagio adagio e seduti sempre a quel posto, sono una enormità; e all’uomo ragionevole deve sembrare d’essersi trasformato in una bestia ruminante, e trovarsi legato alla mangiatoja. Aggiugnete poi che è cosa malsana quell’insistere per tanto tempo a dare cibi da elaborare al ventricolo, obligandolo a ricominciare ogni istante le proprie operazioni, e quell’ostinato sovraporre materie nuove a materie già concotte, sciolte, e pronte per le seconde vie. Tutto ciò disturba la tranquilla e normale facenda della digestione: lo stomaco e gl’intestini s’imbrogliano nella complicata gestione di sostanze tanto varie e di varia data. È come quando si lasciano indietro molti figli di tre o quattro letti; sono sempre affari ingarbugliatissimi che danno tanto da manovrare agli avvocati.


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L'arte di convitare spiegata al popolo
di Giovanni Rajberti
Editore Bertieri Milano
1937 pagine 212