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      Questa scena ripetuta ogni momento per tanto tempo, e che è anche causa di tanto perditempo, non vi pare abbastanza fatua e nojosa e degna di essere affatto sbandita da ogni mensa ove ci sia un po’ di senso commune?
      Per ottenere questo intento.... «Oimè, cos’è stato? — Niente, niente di male: dell’acqua fresca! — Oh, mai: l’acqua non fa che dilatar l’unto: ci vuole il sale. — Per carità, si guardi bene: non c’è come il sale per levare il colore: un poco di acetosella: me l’ha insegnato il mio speziale. — Povera donna Eufrasia! nel combattere di compitezze col signor Onofrio, e respingere il piatto, s’è versata addosso mezza la broda del lepre. — È seta o lana? — Mi rincresce perchè è nuovo, è la seconda volta che lo metto, e solamente il taglio costa cento trentasette lire. — Sono desolato, tanto più che ce n’ho un poco di colpa anch’io: ma circa al vestito, stia tranquilla, perchè ho io un secreto, col quale vorrei conoscerla quella macchia che possa resistere: e dentro di dimani o nessuno sarà tanto bravo da indovinare dove fosse la macchia, o che io non mi chiamerò più Onofrio.» Vedi, mio caro Giorgio? le cause di questa disgrazia sono due: una speciale, e ne sei responsabile tu e l’altra generale. La prima è che il piatto contenente il lepre è troppo piccolo, e perciò la broda saliva fino all’orlo, e perciò era da aspettarsi quello che è accaduto. Dunque tieni a mente per l’avvenire, che le vivande con salsa, o con liquido qualunque, insomma i piatti in umido, si devono servire in un recipiente abbastanza concavo, e capace di assai più di quanto vi sta dentro.


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L'arte di convitare spiegata al popolo
di Giovanni Rajberti
Editore Bertieri Milano
1937 pagine 212

   





Eufrasia Onofrio Onofrio Giorgio