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      E non temete pei vostri invitati se detto vino costa poco: perchè su questo articolo il caro costo non è indizio di merito maggiore, ma della maggiore ricerca della plebaglia da bettole, che paga il duplo o il triplo i vinacci duri e pesanti; perchè infine, mettetevi bene nella testa che chi non sa gustare il vino da venti franchi la brenta è indegno di accostare le labbra a quello da venti franchi la bottiglia. E difatti, la gente dal palato ottuso che pratica i vini color d’inchiostro e si fa beffe dei leggieri e graziosi, non darebbe dieci soldi d’una bottiglia di Bordò, prima qualità. Notate poi bene che il vino da tavola deve essere in tavola tosto che comincia il pranzo, o anche prima, essendo assai più giusto che egli aspetti noi, anzichè noi attendiamo lui. V’hanno taluni così inesperti del mestiere, che sono capaci di lasciarvi a tavola un eterno quarto d’ora senza vino: e poi finalmente si vede alcuno della famiglia a porsi un qualche cosa tra le ginocchia, e con fuori tanto d’occhi e di lingua, tira, tira, tira, v’è riescito! e ci versa come fosse manna del cielo un vino da metter subito all’Indice. Oimè, farci attendere tanto tempo, e poi cominciare coi vini furbi e manipolati! Un commensale nuovo capisce addirittura lo stile della casa, e dice in cuor suo: «Per oggi sto fresco: ma non me la farete una seconda volta.» E poi, che volete? alle mense del buon popolo i vini suggellati inspirano d’ordinario una troppo giusta diffidenza, perchè i più non se ne intendono e sono troppo facili ad accontentarsi dei nomi: e in materia di vini, sotto a nomi celebri e venerabili, girano in commercio bevande così perverse e immorali che, a dirvi il mio debole sentimento, mi fanno assai più paura che il Socialismo.


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L'arte di convitare spiegata al popolo
di Giovanni Rajberti
Editore Bertieri Milano
1937 pagine 212

   





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