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      E non è solo a tavola che i galantuomini mal si prestano a sì fatti liquidi: ma quando occorre talvolta di fare una gitarella in campagna e d’arrivare in casa d’amici che recano da bere, «Sì, rispondiamo, ma via subito quei piccoli calici e quelle bottiglie con catrame, e dateci in cambio il vino fresco di botte, di quello che se ne vuota d’un fiato solo un bicchierotto, e cava la sete e consola lo stomaco.» E difatti, che razza di vini sono cotesti da sorbire nei ditali, e sui quali bisogna sbattere la bocca e fare una meditazione per definirli? Il più delle volte sono porcherie senza patria e senza nome. Trovandomi in una casa ove si servivano paste e vini, il padrone mi si accosta con un cierino di gran compiacenza, e dice: «Adesso, dottore, voglio farti provare un vino particolarissimo, che ho fatto proprio io colle mie mani.» Dopo averlo assaggiato, non ho potuto a meno di rispondergli: «Sarà che io non me ne intendo, ma bevo più volontieri quei vini che fanno gli altri coi piedi.» E tenete a mente che i vini troppo abbondanti di parte zuccherina o spiritosa sono nemici del pasto; e tenete a mente che la maggior parte dei vini che passano fra il popolo sotto il titolo generico di forestieri, oltre al non essere vini da tavola, quando anche fossero legittimi, sono il più delle volte perfide manipolazioni fatte quì tra le nostre mura lombarde; per esempio, certi decotti di liquirizia alcoolizzati che si battezzano per Malaga e per Cipro. Ma si! vedete là sulla credenza quella bottiglia che affetta la capacità di un boccale e arriva appena alla metà in virtù di un imbuto che dal fondo sale quasi fino al collo in forma di berrettone da pagliaccio: e v’è scritto sopra a stampa MALAGA VECCHIO. No, miei cari, quel vino non è vecchio, e non è stato a Malaga più di me: tutto è impostura in quella bottiglia e di dentro e d


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L'arte di convitare spiegata al popolo
di Giovanni Rajberti
Editore Bertieri Milano
1937 pagine 212

   





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