Pagina (167/212)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

      Quindi, unitici in tre amici dei più persuasi di questa massima, ci accingemmo, senza perdere un istante, alla scoperta di un’osteria. Entrati in un sito di apparenza soverchiamente modesta, talchè eravamo per retrocedere, ci colpì un soave odore, per lo che si ragionò: «Diogene, che era pure un gran savio, albergava in una botte di legno; e la sapienza non deve più essere troppo aristocratica. Oste! portateci del meglio che avete sui fornelli, è sopratutto che il vino sia buono, per carità!» Dopo qualche minuto ci pose sulla tavola una damigiana, vestita tutta di vimini, ma di una capacità così enorme pel caso nostro, che mi manca il coraggio di dirvi quante bottiglie a mio debole avviso contenesse. Fui tentato perfino di credere che volesse mettermi davanti la parodia della mia pancia. «Come diamine volete che vuotiamo tutto questo fiasco?» e l’oste: «Quello che non beveranno loro signori, resterà per me.» Va bene. Mi levo in piedi, e pigliando quell’affarone a due mani, comincio a versare, e poi tutti e tre a provare.... Il primo momento di una sensazione nuova, deliziosa, inaspettata non è definibile: si resta senza parole come nel dubio di una illusione e nel desiderio di ridurla a realtà. Ma passata appena quella istantanea confusione del giudizio, fummo tutti alle esclamazioni: «O io sono matto, o questo è un gran vino! — Ma sì che è buono davvero, e non attendibile in questa magra trattoria! — Altro che buono, miei cari, è un vino prodigioso, stupendo: e vi dico che questo vino mi fa capire, come se la vedessi, l’anatomia interna del corpo, perchè lo sento a penetrare e girare per tutte le pieghe degl’intestini.


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

   

L'arte di convitare spiegata al popolo
di Giovanni Rajberti
Editore Bertieri Milano
1937 pagine 212