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      ... Ma, oimè! è questa la succosissima quintessenza morale dell’opera? torniamo subito a casa.
      Nel popolo i pranzi sono spesso guastati dal troppo. Troppi cibi, troppi vini, troppa gente, troppe insistenze di cordialità. E quando al troppo si contrappone un qualche poco, poco locale, poche suppellettili, poche persone di servizio, poca previdenza, ecc., il convito decorre impacciato, fecondo di molestie, con pericoli d’inconvenienti, e si è sempre sull’orlo del ridicolo perchè tutto sente la straordinarietà e lo sforzo. Gli eccessi impediscono poi l’onesto desiderio della reciprocanza: e finiscono talora a render difficile l’accettare. Tizio e Sempronio sarebbero pur beati di radunar qualche volta in casa propria mezza dozzina d’amici; ma nol fanno per non poter mettersi al livello di chi li ha soffocati di superfluità. Facciamo dunque i nostri pranzetti moderati, tranquilli, in piccola e scelta brigata: chè il vero e supremo piacere di siffatte radunanze sta nella buona e simpatica società: e in questo modo si potrebbe anche goderne più frequentemente, giacchè i conviti grossi portano la natural conseguenza di rendere più raro il convitare.
      Tra i grandi signori, in quanto v’intervenga l’elemento popolare, i pranzi possono esser guastati dall’etichetta. Non dico di tutti: che anzi la maggior parte in questo ha odorato il secolo, e vi si è identificata di buon grado ed è completamente gentile e alla mano. Ma v’è ancora una casta di semidei (se pure non s’è cambiata nel decennio da che io sono morto al mondo brillante), i quali aprono bensì le loro sale ad alcuni del popolo, ma anche avendoli vicini sanno tenerli a rispettosa distanza, stabilita a forza di piccole distinzioni gerarchiche, di modi aulici e diplomatici, e perfino di gentilezze fatte in maniera da lasciar sottintendere il «ricordatevi quanto noi siamo dappiù di voi». No, no: con persone di buon senso e di carattere siffatte cose non vanno alla lunga: o dentro o fuori; o eguaglianza e cordialità sincera e assoluta, dacchè vi piace onorarci, o affatto alla larga; chè ci basta davvero quella diplomazia che non possiamo evitare.


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L'arte di convitare spiegata al popolo
di Giovanni Rajberti
Editore Bertieri Milano
1937 pagine 212

   





Sempronio