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      Ond'è che Alessandro avrebbe meritato di diventar davvero Diogene, in pena di così sfacciata menzogna. Ma il nostro concetto è assai più ragionevole e sincero: e appunto per questo non avrà la fortuna di passare quasi oracolo alla più tarda posterità, come avvenne dell'altro.
      Qui taluno potrebbe domandare con filosofico accorgimento: «Ma, sarà proprio il gatto, il solo gatto, cui noi dobbiamo rassomigliare per esser felici? Non converrebbe meglio nel secolo dei lumi essere scimmie versatili, rettili striscianti, volpi ingannatrici, marmotte letargiche, asini gloriosi? Il quesito è grave, e per rispondere degnamente bisognerebbe comporre un altro libro.
      Per ora mi limito a dire che, avendo io scelto questa volta a celebrare il gatto, mi parve coscienziosamente ch'egli fosse il miglior modello dell'arte di vivere, e pel bene dell'umanità ve lo proposi. Ma se mi accingerò a scrivere la biografia di qualche altra bestia, è probabile che io muti d'avviso; perché, sia detto colla dovuta modestia, il cambiar parere è da saggio.
      O voi che in amore, in amicizia, in letteratura, in morale, in ogni e qualunque umana cosa sapete variare a tempo e misura, notate bene queste parole che voglio ripetervi in latino, perché vi servano di testo autorevole nei tanti bisogni d'usarne. La fermezza e l'immobilità sono virtù delle montagne, e l'ostinazione è il peggior vizio degli sciocchi; ma la brava gente è mutabile. Replico, dunque, che oggi sono nella persuasione fermissima, inespugnabile, eterna, che a noi convenga esser gatti: salvo a decidere alla prima occasione se non torni meglio esser camaleonte o pappagallo, asino o bue, specialmente quando si tratti di bue grasso o di asino d'oro.


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Sul gatto
Cenni fisiologici e morali
di Giovanni Rajberti
Editore Bernardoni Milano
1846 pagine 98

   





Alessandro Diogene