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      Eccoci poi ad una quarta camera, più ampia e meno adorna delle antecedenti: «Et ne pour quant(358) belle estoit elle assez. Et ou millieu de la chambre avoit un autel, couvert de un drap de soie trop bel et trop riche. Ne l’autel n’estoit mie trop grant, maiz aucques petit par raison. Et dessus l’autel ardoient .II. cierges auques gros.(359) Quant Brehus vi ceste chose, adonc est il trop fierement reconfortez; car il dist a soi meismes, que il ne puet estre en nulle maniere que il n’ait leenz gent, puis que il y a chandelles ardans.... Et encore fust il dur chevalier et cruel en toutes choses, si vient il devant l’autel, et se agenouille, et fait ses prieres et ses oroisons, tielz(360) comme il les savoit.» (f.o 495.)(361) Dopo aver pregato, Brehus entra in un’ultima camera, affatto nuda e con tre poveri letti. Mentre il cavaliere li sta contemplando, confortato dalla sicurezza che dunque ci sarà chi gli saprà contare la verità di [129] quest’avventura meravigliosa, ecco venire là dentro un uomo cadente per vecchiaia, che resta stupito della presenza d’uno straniero. I sentimenti sono qui il rovescio di quelli del Furioso: dove, c’è bensì qualcuno di meravigliato, ma è Bradamante, non già Melissa.(362) Quind’innanzi non è più il caso di trascrivere o di riassumere il Palamedès; il vecchio tiene a Brehus discorsi assai più lunghi di quelli che si fanno dalla maga alla sorella di Rinaldo, ma con tutto ciò - qui è proprio da ammettere - assai meno noiosi. Sennonché tra le cose dette non c’è analogia di sorta; una parte sarà bensì da ricordare e riferire, ma in tutt’altro luogo.


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Le fonti dell'Orlando Furioso
di Pio Rajna
pagine 965

   





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