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      (1384) Molto più ardua è la prova imposta da Escanor o Esclanor le Geant (Palam., f.o 263). Per mezzo delle sue perfide damigelle(1385) egli si studia di attirare i cavalieri erranti ad una sua rocca, «la ou il avoit si malle coustume aux chevaliers errans, que nulz ne povoit passer, se il ne joustoit a ung chevalier, et puis a deus, et puis a trois, jusques a dix chevaliers. Et se il ne les abatoit tous dix, il y laissoit le cheval, et le convenoit.... metre en prison.... Et pire usage encores, que se il mettoit les dix chevalier au dessoubz, Escanor le Geant povoit metre ung chevalier pour ung autre, fres et nouvel, ou lieu mesme, s’il vouloit.»(1386) È un pochino l’impresa dell’idra Lernea, e sarà bene un Ercole chi saprà venirne a capo.
      [360] Anche al ponte di Sorelois,(1387) prima che vi giungesse il Bon Chevalier sans Paour, conveniva lasciar armi, cavallo e donzella. E la donzella, come dice il Palamedès (f.o 386), era «mise outreement(1388) entre les mains du seigneur de la tour, qui en faisoit toute sa volenté.» Costui, dopo essersi tenuto la poveretta quanto gli piaceva, la rimandava addietro «en sa contree; car de passer celui pont aux dames estoit neans; ne aux damoiselles aussi.» Dieci cavalieri e trenta sergenti, armati giorno e notte, parevano assicurare all’usanza la perpetuità.
      Del passaggio alla torre di Febus si parlò troppo,(1389) perché sia da ragionarne ancora; solo va aggiunto che colà pure i cavalieri perdenti - quindi si può ben dire, quanti vi capitano - lasciano le loro dame.


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Le fonti dell'Orlando Furioso
di Pio Rajna
pagine 965

   





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