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      Di quest’ultima vendetta si perpetua la memoria con un monumento che la rappresenta in metallo; chi non crede, dice Enenkel, vada a Roma e veda co’ suoi occhi.(1675) La cosa non garba al segretario, il quale, per scorno dell’imperatore e del figlio di lui, fa scolpire e collocare in pubblico un secondo gruppo: un uomo, che in atto di grande collera trafigge la moglie. Resa così la pariglia, egli sgombra il paese.
      Qui dunque non s’ha un mero cenno, bensì un’esposizione in ben novantadue versi; eppure, le somiglianze colla storia di Giocondo, anziché apparire più grandi, vanno scemando. Certo non tutto concorda colle allusioni francesi e provenzali; ma le discrepanze riguardano solo i particolari. Quanto al fondo, non c’è il minimo motivo di supporre che il racconto non ci sia tramandato dal rimatore tedesco nella sua interezza e con tollerabile fedeltà. Le dimensioni del quadro, i personaggi, l’azione, convengono con ciò che sapevamo d’altronde. Sicché, s’abbandonino una volta per sempre le illusioni concepite. Dall’unghia s’era creduto di riconoscere il leone: invece non era altro che un cane.
      [443] Il colpo di grazia, quantunque il pover uom non paresse essersene accorto, qui era dunque dato di già. Però si può dire che sia venuto a menar la spada sopra un cadavere un nuovo campione, sbucato da quel novelliere del Sercambi, di cui per un pezzo si desiderò invano vivissimamente di conoscere tutto il contenuto. L’edizione del Renier,(1676) se con molti de’ racconti suoi arricchì le nostre cognizioni, sorprese addirittura con quello che nel volume tiene l’84o posto.


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Le fonti dell'Orlando Furioso
di Pio Rajna
pagine 965

   





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