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      Pensate quel che fecero quelli che avevano le reti, e quanta quantità ne presero: perché il pesce era come stordito e imbriaco per la cagione ch'io dirò. Fece il detto re entrar nel lago forse un buon miglio dentro li cavalli dell'esercito, che furon da 14 mila degli Arabi venuti in suo favore d'alcuni suoi vasalli, e gli Arabi menorono seco molti camelli, quali furono tre volte tanti come li cavalli, e li camelli delli carriaggi della corte del re e di suo fratello, che furon 5000, e infiniti altri ch'eran su detto esercito, e per causa di tanti animali ch'introrono in detto lago, lo turborono di sorte che non si poteva aver acqua per bere, e il pesce era come stordito e si lassava pigliare.
      Tornando al lago, dico che nelle sue sponde sono moltissimi alberi, i quali hanno le foglie che somigliano a quelle dei pignari, e tra i rami sempre è grandissima quantità di nidi di tortore, sí come a que' dí, ch'era il mese di maggio, di maniera che si davano sei tortorini per un vilissimo prezzo.
      Il re, poi che riposò quivi otto giorni, volle andare al monte Verde e cosí v'andammo molti con esso lui, cioè sacerdoti e cortigiani del detto. Egli ad ogni altare che trovava faceva fermar tutti e, postosi con li ginocchi a terra, piangendo umilmente diceva: «Iddio mio, tu sai che la mia intenzione d'esser venuto a questo salvatico paese altra non è che d'aiutare e liberare il popolo di Duccala dalle mani degli empi e ribelli Arabi, e insieme dai nostri fieri nimici cristiani. Ma se tu vedi il contrario, rivolgi il flagello nella mia persona, perché queste genti che mi seguono non meritano esser puniti». Ora noi rimanemmo tutto quel dí nel monte, e la sera tornammo ai nostri alloggiamenti.


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Navigazioni e Viaggi
Volume Primo
di Giovanni Battista Ramusio
pagine 1094

   





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