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      Non durano in amore se non quaranta giorni, poi ritornano quieti. Questo animale, sí come è paziente di fame, cosí ancora è pazientissimo di sete, percioché può stare quindici dí senza bere e non li fa male: e se i patroni danno ai camelli da bere in capo di tre dí, l'acqua gli offende, percioché il loro consueto bere è di cinque in cinque giorni, o di nove, e al piú per necessità in quindici. Sono ancora i camelli di natura pietosi e hanno qualche sentimento umano, onde avviene che alle volte fra Etiopia e Barberia, convenendo a quei che gli conducono per qualche necessità far la giornata piú lunga dell'usato, veggendo che i camelli non vogliono andar piú avanti, non gli sforzano a camminar con le battiture, ma cantano certe loro particulari canzone, dal diletto delle quali mossi, i camelli seguitano il loro cammino con maggiore velocità che non farebbe un cavallo ben battuto e punto dagli sproni, in modo che essi appena gli possono tener dietro. E io viddi nel Cairo un camello ballare al suono d'un tamburo, e il maestro m'insegnò l'arte con che egli avea fatto imparare al suo. Questa è tale: si elegge un giovinetto camello, il quale si lascia stare per una mezza ora in una stanza fatta aposta come una stufa, il cui terrazzo sia riscaldato dal fuoco; e sonando uno di fuora il tamburo, il camello, non per virtú del suono, ma per cagione di quel caldo che gli offende i piedi, ora alza una gamba ora un'altra, come fanno quei che danzano. Ed essendo egli avezzo a questo per dieci mesi o per un anno, dipoi menato in un luogo publico, tosto ch'ei sente il suono del tamburo, per rimembranza di quei giorni ne' quali sentiva il calore del fuoco, tenendosi di esser su quel battuto alza similmente i piedi e par ch'ei balli.


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Navigazioni e Viaggi
Volume Primo
di Giovanni Battista Ramusio
pagine 1094

   





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