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      » Io risposi che mio padre era medico alla patria mia, e che quello ch'io sapeva lo sapea per pratica, ch'egli mi avea insegnato. Disse il mio compagno: «Orsú, vediamo se con qualche rimedio si può liberare questo mercatante, che è tanto mio amico». Allora gli presi la mano e, toccandoli il polso, trovai ch'avea grandissima febbre, e lo dimandai se li doleva la testa; rispose: «Sí, che la mi duol forte». Poi li dimandai se andava del corpo; mi disse ch'erano tre giorni che non era ito. Io subito pensai: «Questo uomo ha carico lo stomaco per troppo mangiare, e per aiutarlo ha bisogno d'alcun serviziale»; e dicendolo al mio compagno, ei mi rispose: «Fate quello vi piace, pur che 'l sia sano». Allora io detti ordine al serviziale in questo modo: pigliai zuccaro, ova e sale, e per la decozione pigliai certe erbe, le quali fecero piú mal che bene; le dette erbe erano come foglie di noci. E con queste tal cose in un dí e una notte li feci cinque serviziali, e niuno giovava, per rispetto delle erbe che erano contrarie, a tale che volentieri arei voluto non essermi impacciato di far tal esercizio.
      Alla fine, vedendo che ei non poteva andar del corpo per difetto dell'erbe triste, pigliai un buon fascio di porcellane e feci cerca mezzo boccale di sugo, e vi misi altrotanto olio e molto sale e zuccaro: poi colai ogni cosa molto bene. E qui feci un altro errore, che mi scordai di scaldarlo, ma ve lo messi cosí freddo. Fatto che fu il serviziale, gli attaccai una corda alli piedi e lo tirammo suso, alto tanto ch'egli toccava terra con le mani e con la testa, e lo tenemmo cosí alto per spazio di mezzo quarto d'ora.


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Navigazioni e Viaggi
Volume Primo
di Giovanni Battista Ramusio
pagine 1094