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      E s'alcun dubitasse come si può congietturare che questa isola Taprobane cosí grande fosse quella che Iambolo diceva esser di grandezza di cinquemila stadii, detto gentiluomo rispondeva che Strabon, auttor antico, parlando della Taprobane diceva che Onesicrito, capitano di Alessandro Magno, la descrive di grandezza di cinquemila stadii, senza dire né la lunghezza né la larghezza; e ch'ella era lontana dalli popoli Prasii sopra il Ganges la navigazion di vinti giornate, e che le navi malamente vi navigavano, sí per causa delle triste vele come perché non avevano il fondo di taglio; e che fra detta isola e l'India vi sono altre isole, ma che questa piú d'alcun'altra era esposta verso mezzodí. E similmente dice Plinio dipoi della detta Taprobane, per l'auttorità di Eratostene, che era longa seimila stadi e larga cinquemila; e continuando racconta che al tempo di Claudio imperatore era stata scoperta esser molto maggiore e quasi riputata un altro mondo, e ch'un re di detta isola mandò ambasciatori al detto imperatore, e che quelli che vi navigano non si governano per stelle, perché non vi si vede il nostro polo. Di modo che si conosce chiaramente che la Taprobane, per le parole di Strabone e di Plinio, veniva reputata dagli antichi non piú grande di cinquemila stadii nel detto mar Indico e sotto l'equinoziale, cioè avanti che fosse scoperta la sua grandezza; e le particularità e condizioni medesime confermano le navigazioni di loro Portoghesi alli tempi presenti, cioè l'isola Sumatra in detto mar Indico esser grandissima, e che la linea vi passa sopra il mezzo.


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Navigazioni e Viaggi
Volume Primo
di Giovanni Battista Ramusio
pagine 1094

   





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