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      E con tutto questo noi seguimmo pur la volontà di Matteo, e nell'alloggiamento dove noi dormimmo si fecero gran contrasti sopra detto cammino, dicendosi che saria meglio tornare adietro, sopra la strada che avevamo lasciata. Udendo questo, Matteo disse che gl'importava molto arrivare al detto monasterio della Visione, dove non staria piú di sette o vero otto giorni, che subito ci partiremmo (nondimeno egli vi restò per sempre, perciò che vi morí), e che poi andremmo al nostro viaggio in buona ora: e cosí determinammo di fare il suo volere, vedendo che gl'importava tanto, e che diceva di farne alloggiare in una villa a piè del monasterio.
      Partimmo di questo alloggiamento e camminammo per un molto piú aspro e difficil paese e per maggiori e piú folti boschi, essendo noi a piedi e le mule avanti, le quali non potevano camminare. Li camelli davano gridi al cielo che parevano indiavolati. A tutti noi pareva che Matteo ne avesse posti in quel cammino per farne morire o per farne rubare, percioché quivi non si poteva far altro se non chiamar Dio in nostro aiuto, e le selve erano tanto oscure e paurose che gli spiriti non arebbeno ardire d'andarvi. Si vedevano molti animali salvatichi e feroci senza numero, a mezzo del dí, andar qua e là senza aver timor di noi. Con tutto questo andammo pur avanti, e cominciammo a trovar genti del paese, che guardavano i lor campi seminati di miglio zabburro: e vengonlo a seminare di lontano sopra queste montagne altissime e dirupate. Similmente si vedevano pascere molte mandrie di bellissime vacche e capre.


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Navigazioni e Viaggi
Volume Secondo
di Giovanni Battista Ramusio
pagine 1307

   





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