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      Li capelli erano acconci in due ordini, cioè uno che discendeva fino alle spalle, e l'altro fino all'orecchie. E queste terre dicono esser delli trombetti del Prete Ianni. Un poco fuori di cammino vi è un bosco grande d'arbori da noi non conosciuti, ma altissimi, appresso il quale vi è una chiesa di molti canonici, la qual fece far un re che ivi è sepolto. Passando questo giorno grandissime montagne, ce ne andammo a dormire fuori di quelle nell'entrate d'una bellissima campagna.
      Alli 26 di settembre la mattina camminammo per detta campagna, discendendo sempre per ispazio di sei miglia, e arrivammo a una bella e gran chiesa che si chiama Machan Celacen, che vuol dire la Trinità, la qual vedemmo dapoi col Prete Ianni, quando mutò le osse di suo padre. Questa chiesa ha due gran circuiti, uno fatto di parieti di tavole ben alto, l'altro di pali e di legnami attraversati: e questo di legname circonda ben due miglia. Noi ce ne andammo molto allegri pensando di veder questa chiesa, ma, appressati per uno tratto di balestra, vennero due uomini a farne dismontare, perché questo è il costume quando si arriva appresso alcuna chiesa, e giunti appresso alla porta di questo circuito non volsero lasciarne entrare, né anche il frate che ne conduceva, e gli mettevano le mani fino nel petto, dicendogli che egli non aveva licenza di farne entrare: né gli valse dire che noi eravamo cristiani, e furno tanto le parole che quasi venimmo all'arme. Montati a cavallo e partiti, già molto lontani dalla chiesa, ne vennero dietro correndo a dire che tornassimo, che ne lasciariano entrare, perché avevano già avuto licenza: ma noi non volemmo tornarvi.


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Navigazioni e Viaggi
Volume Secondo
di Giovanni Battista Ramusio
pagine 1307

   





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