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      Io, signor mio, non posso avere alcuna consolazione delli re cristiani di Europa, intendendo che li cuori loro son tanto discordi, e che di continuo l'un l'altro si fanno guerra: doverreste veramente essere tra voi concordevoli, e stare a' patti una volta tra voi constituiti. Certamente, se io avessi qualche re cristiano ne' miei confini, non mi parterei mai un'ora da lui: di questo certo io non so che mi dire, né che fare, parendomi queste cose essere cosí da Dio ordinate.
      Pregoti, signor mio, strettamente che con messi e con lettere spesso mi visiti, percioché quando veggo le tue lettere parmi veramente veder la tua faccia. Il desiderio che uno amico ha dell'altro fa che piú si amino gli amici remoti che li propinqui, come avviene a colui che ha i tesori, il quale, quando non li vede con gli occhi, sempre fuor di misura li considera col cuore: però dice il Salvatore nel Vangelo: «Dove è il tesoro, ivi è il cuor tuo», cosí il cuor mio è appresso di te. Essendo adunque tu il mio caro tesoro, doverresti ancor tu cosí fare che io fussi il tuo tesoro, congiungendo il cuor tuo col mio. Deh signor, fratello mio, ricordati di quel che ti dico: tu sei prudentissimo e, per quanto intendo, simile al padre tuo di sapienza, del che somma letizia ne ho preso, lasciando da canto ogni dolore, e honne referito grazie a Dio, dicendo: «Benedetto sia il savio figliuolo del gran capo, figliuolo del re Emanuele, il quale gloriosamente siede nella catedra de' suoi reami». Non ti voler, signore, rimanere dalle gloriose imprese contra de' Mori e gentili, scusandoti che le forze tue non sieno sí possenti come quelle del padre tuo: io ti assicuro che elle sono grandi, e con l'aiuto di Dio, che sempre sarà in tuo aiuto, gli soggiogherai.


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Navigazioni e Viaggi
Volume Secondo
di Giovanni Battista Ramusio
pagine 1307

   





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