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      Il re di queste isole vien eletto per alcuni mercatanti mori naturali di Cananor, e lo mutano quando a lor piace, li quali sono tributati da lui ogni anno di sartiami e corde del cairo di palmiere, e di altre cose della terra: e vannovi detti Mori alle fiate a caricar senza dinari qualche nave, perché o per amor o per forza bisogna che gli diano quel che vogliono. Pigliasi appresso dette isole gran quantità di pesce, che seccato e insalato è gran mercanzia per diverse parti; per saorna delle navi che caricano, levano alcuni caracoli grandi e piccoli, o porcellette che vogliam dire di mare, che sono pregiate in molte parti e in alcune corrono per moneta bassa, e massimamente in Cambaia. Si lavorano in dette isole molti panni fini di bambagio, seta e oro, che sono stimati molto tra li Mori.
      Si raccoglie dell'ambracan in gran quantità, in pezzi grandi, bianchi, berrettini e ancor neri. Spesse volte domandai ad alcuni di questi Mori, abitanti in dette isole, se sapevan come nasceva; mi dissero una loro opinione, la qual, ancor che io non l'abbia per vera, pur non voglio restar di scriverla. Dicono che l'ambracan è sterco di certi uccelli grandi che si trovano in alcune isole disabitate di questo arcipelago, che la notte stanno a dormire sopra alcune punte alte di scogli dove lo smaltiscano, e stando all'aere, al sole e alla luna di continuo si va affinando, e quivi sta tanto fin che si fa qualche gran tempesta o fortuna di vento che gonfi il mare fino alla cima delle punte di detti scogli, la quale sterpa e leva via detto sterco in pezzi grandi e piccoli, che vanno poi a nuoto sopra il mare sin che vengon ritrovati o vero gittati dall'onde su le spiaggie, overo son traghiottiti d'alcune balene.


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Navigazioni e Viaggi
Volume Secondo
di Giovanni Battista Ramusio
pagine 1307

   





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