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      Udita questa nuova, Cotolusa e il re, come s'erano ingannati grandemente della loro opinione, percioché pensavano di combattere solamente con que' dodicimila saraceni, cominciarono a consigliarsi di quello doveano fare: il parere del re d'Armenia era ch'approssimandosi la sera si dovesse riposar quella notte e dopo la mattina andar assaltar i nemici; Cotolusa, che disprezzava il soldano e reputava le genti di quello vili, non volse acconsentire al consiglio d'alcuno, anzi immediate comandò che tutte le schiere si mettessero in ordinanza per combattere. I saraceni, assicuratisi con aver da una parte un lago, dall'altra un monte, sapendo ch'i Tartari non poevano accostarseli nella fronte senza lor gran pericolo, deliberarono di non si muovere, ma aspettargli. I Tartari, che pensavano andar alla dritta ad assaltarli, trovorno a mezo il cammino un fiumicello che, per esser paludoso, non si potea passare se non in alcuni luoghi stretti e difficili: e quivi, volendo ciascuno passar avanti, infiniti cavalli rimanevano nel fango, e in questo si disordinarono tanto che consummarono gran spazio di tempo. Pur alla fine, passati che furno, Cotolusa e il re con parte de' suoi andorno con grande impeto ad affrontare i nemici con le saette, ma il soldano non volse mai partirsi dal luogo forte dove si trovava, né permesse che alcun de' suoi si movessero. E approssimandosi l'oscuro della notte, vedendo Cotolusa l'ostinazione del soldano, raccolti i suoi appresso il monte si riposò; e venuto il giorno diecimila Tartari che il giorno avanti non avevano potuto passar il fiume, si congiunsero con gli altri, e di nuovo andorno valorosamente ad assaltare il soldano.


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Navigazioni e Viaggi
Volume Terzo
di Giovanni Battista Ramusio
pagine 1136

   





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