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      Questi hanno fama di valenti, perché rubbano alla giornata Circassi e Rossi, ma tengono che i lor cavalli siano come salvatichi, percioché mostrano essere molto paurosi e non sono usi a esser ferrati. Cosí concludono che da loro a bestie non sia differenza alcuna. Questi Tartari, com'è detto, di continovo stanno tra queste due fiumare, cioè il Tanai e la Volga; ma dicono essere un'altra sorte di Tartari, che stanno di là dalla Volga camminando al guego, over greco e levante, e dicesi esser gran numero, e portano li capelli lunghi fino alla cintura, e chiamansi li Tartari salvatichi. Dicono che questi il verno, quando fanno gran freddi e ghiacci, vengono fino appresso Citracan, e camminano sempre cercando erbe e acque come fanno gli altri, né al detto luogo di Citracan fanno danno alcuno, salvo che di qualche latrocinio di carne.
      Camminato ch'avemmo quindici giorni, sempre appresso la fiumara, trovammo un boschetto dove li Tartari e i Rossi cominciorno a tagliar legnami, che sono molto presti, e fecero alquante zattare, che tengo erano da quaranta, legate con corde ch'aveano portate per tale effetto: ma noi, mentre ch'essi le preparavano, trovammo lí un zoppolo assai tristo, col qual Marco deliberò mandar le sue robbe di là dalla fiumara; e mandate che l'ebbe fece ritornar il zoppolo adietro, e comandommi che montassi in detto zoppolo con le nostre selle e con quel poco di vettovaglia che avevamo e andassi di là della fiumara a guardar le sue robbe, e che Dimitri turcimano e l'Ungheretto restasse alla guardia de' cavalli.


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Navigazioni e Viaggi
Volume Terzo
di Giovanni Battista Ramusio
pagine 1136

   





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