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      Dapoi, essendo al luogo della caccia pervenuti, ci diceva: «È usanza appresso di noi che, qualunque volta nella caccia e nel nostro solazzo ci ritroviamo, noi medesimi e parimente tutti gli altri galantuomini con le proprie mani meniance li cani da caccia», e cosí pregava noi che facessimo il simile. Aveva ordinati appresso ciascun di noi due uomini, delli quali l'un e l'altro menava il suo cane, accioché quelli per nostro diporto usare potessimo. Alle quali cose noi rispondemmo: «Noi questa grazia e favore con animo lieto e grato riceviamo, e questo medesimo costume e usanza è ancora appresso li nostri». Ma egli quella escusazione usava perché appresso loro il cane è riputato animale immondo, ed è cosa vergognosa toccare cani con le mani nude. Stavano con longo ordine circa cento uomini, delli quali parte di negro e parte di turchino erano vestiti. Non molto lontano da questi s'erano fermati tutti gli altri cavallieri, per vietare che per quella parte non trapassassero i lepri. Da principio a niuno era concesso di lassare il cane alla lassa, se non al re Scheale e a noi. Il principe era primo, che con alta voce comandava che li cacciatori cominciassero, e subito con il corso velocissimo del suo cavallo alla volta degli altri cacciatori, delli quali v'era numero grande, volava. Dapoi tutti a una voce esclamano, e subito lasciano li cani, detti molossi, e odoriferi; e certo è cosa dilettevole e grata udire tanti e cosí vari abbaiamenti di cani.
      Ha la Moscovia molti cani, e quelli ottimi e perfetti, tra quali alcuni sono li quali in la lor lingua chiamano kurtzos: sono belli, con le code e con l'orecchie pelose, generalmente sono audaci, nondimeno non hanno lena e possanza di poter correre e seguitare gli animali per longo spazio.


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Navigazioni e Viaggi
Volume Terzo
di Giovanni Battista Ramusio
pagine 1136

   





Scheale Moscovia