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      Della qual cosa però non si curò, credendo trovar vivi li trentotto che aveva lasciati, e cosí non gli dover mancare gl'interpreti. Ma andando un poco avanti incontrò una canoa di molti remi, nella quale era un fratello del re Guaccanarillo, col quale quando l'admirante si partí aveva fatta molto ferma confederazione e raccomandato li suoi. Costui, accompagnato da un solo, venne all'admirante e per nome di suo fratello gli portò in dono due imagini d'oro. E come dapoi s'intese in suo linguaggio, incominciò a narrar la morte delli nostri; ma per mancamento d'interprete al tutto non fu inteso.
      Giunto l'admirante al castel di legno e alle case qual li nostri avevano fatte, trovò che tutte erano destrutte e arse, della qual cosa tutti ricevetteno gran passione. Pur, per veder se alcun di quelli eran restati vivi, fece discaricare molte artiglierie, accioché se alcun fusse ascoso venisse fuora; ma tutto fu fatto in vano, perché tutti erano morti. L'admirante mandò suoi messi al re Guaccanarillo, li quali riportarono quanto per segni avevan possuto comprendere: che in quella isola, per esser grande, sono molti signori maggiori di lui, delli quali duoi, avendo inteso la fama di questa nuova gente, vennero al castello con grande esercito, dove li nostri venti furono morti, e ruinorono il castello abbruciandolo tutto; e che lui volendoli aiutare era stato ferito d'una freccia (e mostrò una gamba che aveva fasciata con cotone), dicendo che questa era la causa, perché non era venuto all'admirante come desiderava.


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Navigazioni e Viaggi
Volume Quinto
di Giovanni Battista Ramusio
pagine 1260

   





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