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      Costui, conscio delle sue sceleraggini, e dubitando che li nostri non venissero a punirlo, sapendo non esser bastante a contrastargli immediate se ne fuggí.
      In questo camino, che fu nel mese di novembre, in due giornate che fecero, ascendendo e descendendo dalli monti asprissimi, tutti di sasso senza erba over arbore alcuno, stettero li nostri in gran pericolo di morire di sete; perché, appresso l'affanno del viaggio difficile, il sole batteva in quelle valli e monti tanto che gli abbrucciava; e avendo consumata tutta l'acqua che sopra le spalle portavano gl'Indiani cercavan dell'altra, né in alcun luogo in quelle valli ne trovavano. Ma Iddio volse aiutargli, perché passando vicino a una rupe d'un alto monte, tutto di sopra vestito di selve e arbori grandissimi, per ventura vedute molte erbe verdissime e fermatisi per maraviglia, viddero a canto una grotta molto grande, che intrava in detta rupe, dentro della quale dalla banda di sopra per tutto stillavan acque chiarissime, le quali poi nel suo suolo si raccoglievano come in un gran vaso, dal quale per l'abbondanza dell'acqua nasceva un fiumicello che correva giú per il monte. A questo tutti corsero con una estrema allegrezza, e con alcuni vasi fatti di zucche d'arbori si missero a bere, e appresso empieron li vasi degl'Indiani.
      Avean fantasia di fermarsi la notte in detto luogo, ma furono disconfortati dagl'Indiani per il pericolo che dicevano esservi delli leoni e altri animali terribili, i quali la notte si riducevan al detto luogo per bere.


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Navigazioni e Viaggi
Volume Quinto
di Giovanni Battista Ramusio
pagine 1260

   





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