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      Di questo luogo avendo saccheggiato il tutto, si partirono, e giunti dopo dodici miglia ad un altro cacique detto Cheru, il quale, avendo inteso la furia che li cristiani facevano per avere oro, per paura ne dette loro quanto n'avea, che fu di valuta di quattromila castigliani. Questo Cheru avea certi luoghi appresso il mare dove gli Indiani facevan sale bianchissimo e lo portavan a barattare in diversi paesi.
      Andando cosí li nostri saccheggiando senza alcun rispetto tutti li paesi, e trovandosi aver raccolto oro in tanta quantità che per portarlo, e per le vettovaglie, menavan seco da quattrocento Indiani schiavi, s'abbaterono finalmente nel paese d'un cacique detto Pariza, quale intesa l'insolenzia de' nostri si messe in agguato con forse cinquemila Indiani arcieri a canto una strada posta fra duoi colli, tutti vestiti di selve e arbori spessissimi. Li nostri, giunti alla strada, non dubitando di cosa alcuna entrorono dentro, e andati circa un miglio subito furono assaltati da ogni canto da tanta moltitudine di freccie e dardi che non poterono né mettersi in ordinanza né coprirsi con gli scudi, e settanta di loro furono subito morti. Gli altri, strettisi insieme, se ne tornorono adietro, lasciando tutto l'oro e schiavi che avean guadagnato, e sconsolati e dolenti, sopportando grandissimi disagi nel cammino, giunsero al luogo detto la Grazia di Dio, dove avean li navili. E sopra quelli montati, mezzi morti di fame se n'andorono al Darien, dove, narrato ciò che gli era intervenuto, il governatore deliberò di andar lui medesimo a trovar questo cacique Pariza e far la vendetta delli nostri, ma essendosi ammalato differí l'andata sua ad un altro tempo.


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Navigazioni e Viaggi
Volume Quinto
di Giovanni Battista Ramusio
pagine 1260

   





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