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      Tutto questo verrà distintamente tocco, secondo le particolari relazioni che se ne sono avute, con espresse proteste che quanto qui scriverò stia sotto la correzione ed emenda della nostra santa madre chiesa apostolica di Roma, di cui io sono minimo servo, e nella cui obedienza protesto di dovere vivere e morire.
      Ma perché tutti quelli che hanno zelo dell'onore e della vergogna propria temono la mormorazione de' detrattori, come fu Plinio e tanti famosi autori, e con loro anco il buon profeta David, quando pregava Iddio che dalla lingua dolosa il liberasse, ben debb'io anche giustamente temere il somigliante, e con maggior ragione, poi che i morti e gli absenti non possono per sé rispondere né difensarsi (e come il medesimo Plinio diceva, che i morti non contendono se non con l'ombre e fantasme notturne). Siché io voglio per questo dire a quelli che in fin d'Europa o d'Asia o d'Affrica mi reprenderanno, che avertiscano che io in niuna di queste tre parti del mondo sto, come si può congietturare da quello che s'è veduto e scoperto nel mare di mezzogiorno, dove si gira tutta la terra intorno. E poi che i lettori hanno d'ascoltarmi cosí di lontano, non vogliano giudicarmi senza vedere questa terra dove io sto e della quale tratto. E basti loro ch'io qui scriva in tempo d'infiniti testimonii e di vista, e che questi miei libri siano drizzati a Vostra Maestà cesarea, di cui è questo imperio, e che per suo ordine si scrivano, e che io ne abbia il mangiare, come suo cronista in queste materie; e che non ho da essere di cosí poco intelletto che davanti a cosí gran prencipe abbi a dire altro che la pura verità, per non perdere la grazia sua e l'onor mio; e di piú di tutto questo, che le cose che qui si trattano non sono per acquistarne ambiziosamente onore né per esserne rimunerato da persone particolari, alle quali con finte parole si drizzi il libro.


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Navigazioni e Viaggi
Volume Quinto
di Giovanni Battista Ramusio
pagine 1260

   





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