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      Onde non senza cagione disse Livio, nel quarto libro della prima deca, che gli Spagnuoli sono ferocissima nazione, e che pensano che non possa essere la vita lodevole senza l'esercizio dell'armi. Ma, senza cercare l'autorità degli antichi, quelli che oggi ci vivono l'hanno e veduto e saputo, per potere farne fede, con gl'invitti re di Spagna passati e con li catolici re don Fernando e donna Isabella, che conquistarono Granata e Napoli e Navarra e altri regni, e discoprirono questo Nuovo Mondo di queste Indie; e con li trofei e segnalate vittorie della maestà cesarea dell'imperatore nostro, che è stato degno d'essere signore di cosí valorosa nazione.
      E per verificare quello che io dico della sua potenzia e tesori, puossi cosa piú chiara dire che i suoi capitani e gente gli abbiano nel mare del Sur di queste Indie, in un dí solo del 1533, dato con la prigione del re Athabaliba quattrocentomila castigliani d'oro di valuta in oro e argento per lo suo quinto solamente, restandone un milione e seicentomila castigliani d'oro di valuta in questi duoi soli metalli, oro e argento, per dovere compartirsi fra quelli pochi Spagnuoli che ivi si ritrovarono. E vedete quanto furono pochi in numero questi cristiani, che ad ogni cavaliero toccò a parte novemila castigliani d'oro, e ve ne fu tale che giunse a quindeci e vinti e cinquantamila, se era capitano, e il minimo fante a piè ne ebbe a parte tre o quattromila. Or, qual vittoria si può comparare a quella del re Montezuma della Nuova Spagna?


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Navigazioni e Viaggi
Volume Quinto
di Giovanni Battista Ramusio
pagine 1260

   





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