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      E la scorza di questo frutto è come quella del fico o poco piú grossa. Sono di buon gusto e di buona digestione, e se ne vendono ogni dí qui su la piazza di questa città. I cardi dove questi frutti nascono hanno le foglie alquanto ritonde e molto grosse e spinose, e per li cantoni e per lo piano loro hanno le loro pungenti e acute spine, a tre e a tre, a quattro a quattro e piú insieme. Ed è ciascuna foglia cosí grossa quanto è la metà over la terza parte della grossezza di un deto della mano di uno uomo, ed è tanto grande quanto è una mano aperta con tutti i deti, e alcuna ne è meno, perché vanno crescendo e d'una fronde nascono l'altre per i cantoni, e da queste altre l'altre. E cosí si vanno inalzando in su questi cardi o tune, finché sono tanto alti che arrivano ai ginocchi, o tre palmi alti da terra, poco piú o meno. E in questo dell'andare a questa forma crescendo, e nelle frondi anco e spine, si somigliano all'albero delle saldature che ho detto di sopra, e del quale si ragionerà appresso.
     
      [vedi figur_24.gif]
     
      Ho di sopra chiamato grazioso questo frutto perché, mangiandone cinque o sei, è gran burla per chi non n'ha mangiato mai, ed è per porlo in molto pensiero e spavento di morte, benché non vi sia pericolo alcuno. E, come uomo che l'ho provato, dirò quello che m'avenne la prima volta ch'io ne mangiai, che certo io averei pagato quanto aveva per ritrovarmi dove mi fosse potuto consigliare col medico e cercare rimedio alla vita mia. E fu di questo modo. Venendo io nel 1515 da terra ferma in questa città di San Domenico, doppo ch'io mi sbarcai nel fine di questa isola Spagnuola, me ne veniva per la provincia di Sciaragua, accompagnato da molti, fra' quali vi era il pilotto Andrea Nigno.


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Navigazioni e Viaggi
Volume Quinto
di Giovanni Battista Ramusio
pagine 1260

   





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