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      Ha la foglia simile a quella del gomero, ma l'ha piú picciola e piú verde. Produce per frutto certe cose gialle, che paiono come se due lupini stessero congiunti e attaccati insieme per li cantoni. Il suo legno è fortissimo e molto grieve, e ha il cuore o la midolla quasi nera sopra berrettina. E di piú della sua virtú già detta, se ne servono in molte cose, come nel farne i radii delle ruote degl'ingegni e trapeti del zuccaro, e in altre cose.
      Ma perché la principale virtú di questo legno si è di curare il male francese, e ho detto che il modo nel quale si prende si dirà quando si ragionerà del legno santo, voglio qui un'altra ricetta riferire, secondo che io l'ho qui veduta usare, benché mi sia di sopra iscusato di non volere ragionare di questa cura. Ed è a questo modo. Prendono a stelletti sottili di questo legno, e alcuni il fanno minuzzare sottilmente, e in due caraffe d'acqua pongono mezza libra del legno o qualche piú, e lo fanno cuocere finché ne manchino le due parti, poi lo tolgono dal fuoco e lo lascian apposare. E l'infermo ne beve poi una scodella a digiuno la mattina, per venti o trenta giorni; e chi vuole essere ben curato n'ha da bere almanco per venti dí. Nel quale tempo ha da serbare molta dieta e non ha da mangiare carne né pesce, ma uva passa e cose secche solamente e in poca quantità, che basti solo a sostentarsi in vita, con qualche poco di biscotto. E fra il giorno ha da bere di un'altra acqua, cotta col medesimo guaiacan. E con questa cura ho io veduti guarirne alcuni, ma senza piaghe.


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Navigazioni e Viaggi
Volume Quinto
di Giovanni Battista Ramusio
pagine 1260