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      Ma, restringendoci nel parlare, io no 'l tengo per arbore ma per pianta, e il maggiore che di loro si trovi è da quattordeci o quindeci palmi alto; e come i nostri aromatari e medici vogliono, questo è il ben che essi chiamano. Fanno una foglia che si somiglia alquanto a quella del canapo, ma maggiore e piú fresca; e fra le foglie producono un fiocco e ciocca come il finocchio, dove fanno la semente. Queste ciocche sono rosse, e in loro nascono certi cappulli o vessichette tonde (che perciò le chiamarono pometti), ma divise in quarti con una leggiera e sottile scorza; e dentro ognun di questi cappulli stanno certe semente bianche, a tre e a quattro insieme, che e nel sapore e nella bianchezza sono come buone avellane e migliori anco; ma negli effetti sono quello che ora si dirà.
      Elle non sono per ogni stomaco né con tutti fanno il medesimo effetto, perché io ho veduto in questa città una donna che si purgò, o volse medicinarsi (per dir meglio) con questo frutto, e non poté, perché, benché si mangiasse nove di queste avellane, non fece però il suo ventre mutazione alcuna; e io ho a lei stessa sentito giurarlo. E in Valladolid nel 1513 viddi un Giovan della Vega, che era stato proveditore nell'isola di Cuba, ed era già col primo admirante venuto in questi luoghi nel 1493, che, come bene sperto di questo frutto, ne aveva portato seco in Spagna, perché diceva che se ne ritrovava bene quando aveva bisogno di purgarsi, e quando donava ad alcuno qualche una di questa avellane, pareva che gli donasse qualche preziosa cosa.


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Navigazioni e Viaggi
Volume Quinto
di Giovanni Battista Ramusio
pagine 1260

   





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