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      Ma, ritornando a quello che noi dicevamo prima, il governatore Mendoza giunse i predatori indiani e ammazzò il caciche loro con molti altri, e alcuni altri ne prese, e con le pirague inimiche se ne ritornò vittorioso a S. Germano, compartendo a tutti con gran piacere la preda. Poi mandò una delle pirague che prese in questa città di S. Domenico all'admirante don Diego, ed era un grande e bel vassello, secondo lo sogliono quelle genti usare.
      E perché delle cose di quel cane se ne potrebbe fare un libro, qui non ne dirò altro che una sola cosa, che non mi pare di dovere lasciarla perché la seppi e intesi da persone degne di fede e che vi si ritrovarono presenti: e fu questa. La notte che fu fatta la battaglia col caciche Mabodomaca (come se ne è scritto di sopra), prima che la mattina il governatore Giovan Ponze giungesse, deliberò il capitan Diego di Salazar di lasciar andar il cane sopra una Indiana vecchia, che era stata ivi fatta prigione fra l'altre. Diede adunque una carta alla vecchia, dicendole: "Va', porta questa carta al governatore che sta in Aimaco", che era una picciola lega indi lungi. E la mandava con intenzione di lasciarle il cane dietro, tosto che ella fusse dalle sue genti uscita. E cosí fece, perché essendo ella, che tutta lieta andava pensando per quella carta avere la libertà, poco piú d'un tiro di pietra lontana da quel luogo, il capitano sciolse il cane, il quale tosto la giunse. Ma la povera vecchia, che lo vidde venire cosí furibondo verso di sé, s'assise in terra e cominciò parlarli in sua lingua, e dicevali: "Signor cane, signor cane, io vo a portare questa lettera al signor governatore", e mostravali la carta chiusa.


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Navigazioni e Viaggi
Volume Quinto
di Giovanni Battista Ramusio
pagine 1260

   





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