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      E nel farsi il dí chiaro, il licenziado vidde tutta l'altra gente della compagnia che verso l'isoletta ne veniva, nuotando da scoglio in scoglio e da secco in secco e camminando alle volte co' piè per sopra quelli forzieri, benché fossero in qualche parte fondali; onde questa pareva a punto una pittura o vista dell'universale giudicio che aspettiamo. Allora uscí tosto la canoa e ricoverò i piú deboli e stanchi, e tanto fece viaggi quel giorno che alla fine tutti nell'isoletta si raccolsero. E tre giorni passarono che il licenziado non mangiò altro che quelli pochi granelli di maiz che si sono detti, e gli altri della compagnia nulla.
      Onde stavano tutti cosí sbigottiti che parea che volessero di fame e di sete spirare, di piú del travaglio e afflizione in che si ritrovavano; che già il savio lettore sa che la morte differita ma già incominciata ad esseguirsi è di maggior pena. Onde Giulio Cesare, la notte prima che morisse, cenando con Marco Lepido e disputandosi qual fosse la miglior morte, disse che l'improvisa e non aspettata. E in effetto la ragione ci insegna che quella che brevemente passa con meno angustia si pate. Ben si ricordava di questa sentenzia di Cesare il maestro di San Giacomo e contestabile di Castiglia quando, volendoglisi tagliare la testa nella piazza di Valladolid, per ordine del re don Giovanni il secondo, disse al manigoldo: "Deh, fratello, mira che abbi bene affilato e tagliente il ferro, acioché presto mi ispedischi". Voglio io qui dire che quelli che s'annegarono in mare nel tempo che perderono la caravella men tormento sentirono morendo che non quelli che poi in questo naufragio lasciarono la vita, come piú appresso particolarmente si dirà.


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Navigazioni e Viaggi
Volume Quinto
di Giovanni Battista Ramusio
pagine 1260

   





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