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      Ritorniamo ora alli travagli di cosí buon giudice, perché si sappia di quanti modi fu egli tentato e perseguitato; e ben quadrano nel suo caso le parole che san Giacomo nella sua canonica dice: "Qui non est tentatus, nihil scit". Onde si può dire che questo cavaliero sapesse assai piú che gli altri, poiché seppe maggiori tentazioni e fatiche soffrire. E perché meglio questo s'intenda, ci dobbiamo ricordare di quello che si disse di sopra di questo licenziado, che governò cosí bene questa isola Spagnuola, e poi anco quella di Cuba, mentre che fece nell'una e nell'altra residenzia. Ma perché è infinito il numero de' detrattori, venne di Spagna in terra ferma uno ordine di Sua Maestà che dovesse il Zuazo ritornare a Cuba a dare conto della sua amministrazione, e fu a Fernando Cortese commesso che il rimandasse diligentemente in quella isola. Ma quando questa cedula alla città di Mescico giunse, già era molto tempo passato che non si sapeva del Cortese novella alcuna, per lo viaggio lungo che fatto aveva al capo delle Fichere per cercare del capitano Cristoforo d'Olit, che si disse che gli s'era ribellato; e andava fra alcuni una certa nuova sorda che il Cortese era morto. Il che fu cagione che in quella contrada molte passioni vi pullulassero e vi nascessero parzialità, percioché da un capo si ritirò Gonzalo di Salazar, fattore del fisco, e Pietro Armides, proveditore di Sua Maestà, e dall'altro capo erano il tesoriero Alonso di Strada e il contatore Rodrigo d'Albornoz, ufficiali regii medesimamente.


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Navigazioni e Viaggi
Volume Quinto
di Giovanni Battista Ramusio
pagine 1260

   





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