Pagina (1249/1260)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

      Ma dicevano però tutti che non vi si dovevano essi intromettere, poiché a niun di loro Sua Maestà comandava che preso l'avesse.
      Ma, ritornando al viaggio che egli fece, tanto per loro giornate caminarono che da Tepeaca giunsero a Medellin il secondo giorno di Pasqua rosata. Tutti quelli di questa terra, quando viddero il Zuazo, gli fecero molto onore, e il luogotenente Francesco Bona il menò a cena seco. Ma doppo la cena l'algazil maggiore Alvaro di Saiavedrà, con la gente che si è detta e con molta altra, e per ordine del luogotenente, lo menò alla stanza sua, senza lasciarlo il giorno seguente uscire a messa né fare altra cosa, salvo che stare in una piazzetta che era dinanzi alla porta di casa; e il giorno di san Giovanni lo fece andare a vedere messa e cavalcare per tutta la terra fino a mezzo agosto. Ma a chi si ricordava della vita passata nell'isola degli Alacrani, questa altra pareva assai buona, e aveva confidanza in Dio e nella sua giustizia. Ma le sue guardie stavano molto in cervello e vigilanti, perché niuno gli scrivesse né esso neanco scrivesse a parte alcuna del mondo, né parlasse se non con quelli co' quali i suoi emuli volevano.
      In questo mezzo che il licenziado era a questo modo dalli nemici suoi condotto e trattato, gli ufficiali regii, non avendo chi gli disturbasse né impedisse, sfogarono fieramente le loro passioni fuori e ne posero sottosopra la città di Mescico, con tutto il resto di quella provincia, che pareva che queste dissensioni v'avessero attaccato il fuoco.


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

   

Navigazioni e Viaggi
Volume Quinto
di Giovanni Battista Ramusio
pagine 1260

   





Sua Maestà Tepeaca Medellin Pasqua Zuazo Francesco Bona Alvaro Saiavedrà Giovanni Alacrani Dio Mescico