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      Il giorno dopo andai a veder la strada che io avevo a fare, e viddi pur gente da guerra, e il paese tanto montuoso di tante macchie e alberi, ch'egli era assai piú forte per loro che per noi altri. Io mi raccolsi all'alloggiamento, e mi partii il giorno appresso con tutta la gente per entrar nell'abitato. Eravi per la strada un fiume cattivo da passare, e l'aveano occupato gli Indi: quivi combattendo con loro ce 'l guadagnammo, e io sopra 'l piú alto della sponda del fiume, in una pianura, aspettai la gente rimasa adietro, per essere il passo pericoloso: e con tutto ch'io andasse col miglior ordine ch'io potesse, correvo gran rischio. Stando in quello alto, loro vennero da molte bande per li monti e m'assalirono di nuovo, e in quella facemmo loro resistenza, sino a tanto che passarono tutte le bagaglie. Ed entrati che fumo nelle case, assalimmo quella gente e seguitammo ad incalzarla meza lega oltre la piazza, e poi tornammo ad alloggiar nella piazza istessa, dove stetti due giorni scorrendo per il paese, dopo i quali mi parti' per andar ad un villaggio nominato Quecialtenago.
      In questo giorno passai due fiumi pericolosi, che escono per un sasso tagliato: quivi passai con gran fatica, e cominciai a montar un passo lungo sei leghe, e a mezzo cammino feci gli alloggiamenti quella notte, perché era il passo tanto aspro e malagevole che a fatica potemmo condurvi i cavalli. La vegnente mattina segui' il mio viaggio, e andando trovai ad una picciola costa, ma erta assai, una donna sacrificata e un cane: la qual cosa, per quanto mi disse l'interprete, significava disfida; andando piú avanti, trovai un passo stretto attraversato con uno steccato di pali molto forte, ma non vi era gente che lo difendesse.


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Navigazioni e Viaggi
Volume Sesto
di Giovanni Battista Ramusio
pagine 1486

   





Quecialtenago