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      Feriron l'alcayldo nella faccia d'un mal colpo di frezza, il capitan Ognate in un fianco, che gli entrò il ferro assai dentro, e il capitan della mia guardia rimase ferito in una spalla, e al capitan dell'artiglieria fu passato un braccio, e ad un servitore toccò una frezzata nel viso, e uno lo colse nell'inguinaglia giungendo fin alla camisa, ad altri furon passate le mani e ad uno una gamba con una lancia, e agli altri non mancaron frezzate ancora che non ricevessero danno. Degl'Indiani nostri amici moriron qualche dieci o dodeci, e alcuni d'essi di lanciate uscite di mano di cristiani per non conoscergli, e molti altri di loro furon feriti, e fra gli altri Tapia, Indiano signor di Messico, fu ferito nella bocca dello stomaco d'una frezza. Ma è piaciuto a Dio che si sieno tutti risanati, quantunche si temesse molto d'alcuna erba velenosa, percioché in terra avevamo veduta un'erba che si assimigliava ad una del nostro paese di Messico velenosa: e in vero si prese dei feriti una diligente cura, prima che s'attendesse a far altro.
      Dopo essendo giunti ad un luogo che è posto vicino al fiume, quivi feci medicargli, e il giorno seguente si fece una processione con un Te Deum laudamus, rendendo grazie a Dio per la vittoria e la grazia che ci avea fatta in virtú della M.V., che in vero io la tengo per cosí grande, secondo il mio poco merito e per quel che dicon tutti, che mai viddero gente indiana affrontar i nostri cavalli senza esser prima essa affrontata, come fecero costoro.
      Passata la Pasqua determinai di venir ad un luogo che si chiama Sila, due leghe lontano de lí, dove si diceva che vi era gente di nemici, ma non ve la trovai, ma sí bene vi vennero alcuni in atto di pace a portarmi vettovaglia.


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Navigazioni e Viaggi
Volume Sesto
di Giovanni Battista Ramusio
pagine 1486

   





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