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      Venuta la notte ci si levò vento contrario, e di pura necessità ci riducemmo di nuovo al medesimo riparo dell'isola dei Cedri, dove stemmo fino alla domenica di carnovale, nel qual tempo tornammo a ripigliar due botticelle d'acqua che avevamo bevuto. In questi otto giorni tentammo di rimetter vela due o tre volte, ma, come uscivamo un poco fuor della punta della detta isola, trovavamo tanto vento e sí contrario, e il mar cosí alterato, che per forza ci bisognava ridurci al riparo dell'isola, e molte volte ci vedemmo in grandi affanni per dubbio di non poterci rientrare. In questo medesimo tempo che non potevamo andare, ci mettemmo a far un poco di pesca per la quadragesima.
      Dalla domenica di carnovale, che fu agli otto di febraio, nel qual dí facemmo vela, camminammo con pochissimo vento e piú calma fino al dí di carnovale, che arrivammo a vista della terraferma, donde tornammo indietro le 20 leghe, che potevamo aver camminato in questi due dí e mezzo qualche 20 leghe scarse, e stemmo a vista della detta punta di terra ferma; e il martedí restammo in calma, aspettando che Dio per sua misericordia ci soccorresse con qualche vento prospero per andar innanzi. La notte di carnovale avemmo per far buona cera un vento con acqua cosí grande, che non restò cosa che non si mollasse nelle nostre navi, e uno aere cosí freddo che ci gelavamo vivi. Il mercoledí delle cenere nel spuntar del sole amainammo appresso la punta dove eravamo arrivati, alquanto piú basso, in uno gran seno che si fa in questa terra ferma, e questo è il luogo dove vedemmo li cinque o sei fuochi; e nell'uscir del sole essendo vicini alla terra, che ben la potevamo vedere e guardare a nostro piacere, vedemmo che era molto amena, perché ci scorgevamo, per quanto potevamo arrivare con gli occhi, gentili valli e monticelli, con macchie verdeggianti e di dilettevole aspetto, ancora che senza niuno albero.


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Navigazioni e Viaggi
Volume Sesto
di Giovanni Battista Ramusio
pagine 1486

   





Cedri Dio