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      Ma Iddio per grazia sua ne risguardò con pietoso occhio, e ne mandò la conoscenza e rimedio della cura nostra e sanità, nel modo e forma che ragionaremo nel seguente capitolo.
     
     
      Come per la Dio Grazia noi avemmo conoscenza d'una sorte d'albero del qual usando tutti guarimmo, e il modo d'usarlo.
     
      Un giorno il capitano, essendo la detta malattia tanto accesa, cresciuta e irritata, e la sua gente da quella tanto oppressa, uscí fuori del forte, e passeggiando sopra il ghiaccio scoperse una frotta di brigata che veniva da Stadacone, tra li quali era Domagaia, il quale il capitano avea veduto dieci o dodeci giorni avanti ammalato di detta malattia ch'avevano anche i suoi, percioché egli aveva una delle sue gambe nel ginocchio grossa quanto un fanciullo di duoi anni, e tutti li nervi di quella attratti, li denti guasti e persi, le gingive marze e puzzolenti. Il capitano vedendo detto Domagaia sano e gagliardo fu allegro, sperando intendere da lui in che modo fusse guarito, acciò potesse dar soccorso alla sua gente; per il che subito che furono giunti, gli domandò in che modo fosse liberato da quel suo male, ed egli rispose che aveva cavato il succo e feccia delle foglie d'uno albero, col quale egli s'era guarito, e che era singular rimedio contra questa malattia. Il capitano gli dimandò se quivi appresso ne fosse punto, e che glielo mostrasse, per guarir un suo servitore quale mentre stava in Canada con Donnacona aveva presa detta malattia: non volendo scoprir il numero de' suoi ammalati.


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Navigazioni e Viaggi
Volume Sesto
di Giovanni Battista Ramusio
pagine 1486

   





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