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      Al mio viaggio ritornando, del 1566 mi parti' di Goa per Malacca, in un galione del re di Portogallo ch'andava a Banda a carcare noci muschiate e macis, e da Goa a Malacca si fanno mille e ottocento miglia: si passa di fuora dell'isola di Seilan, e si passa per il canale di Nicubar overo per quello del Sombrero, li quali sono per mezzo l'isola Sumatra, detta Taprobana. E da Nicubar sina a Pegu è una catena d'isole infinite, delle quali molte sono abitate da gente selvaggia, e chiamansi l'isole d'Andeman. Chiamo i suoi abitanti gente selvaggia percioché mangiano carne umana: guerreggiano un'isola con l'altra con alcune lor barche, e pigliandosi si mangiano una con l'altra; e se per disgrazia si perde in queste isole qualche nave, come già se n'ha perso, non ne scampa alcuno, che tutti gli amazzano e mangiano. Non ha questa gente commercio con alcuno, ma vivono con quello che l'isole producono; pur si avvicinano alle volte alle navi che di là passano, come occorse in un viaggio ch'io da Malacca veniva per il canal del Sombrero: se ne avvicinarono alle navi due lor barchette carche di frutti, cioè muse e noci di quelle fresche, e molti ignami cotti alesso, qual è frutto che assimiglia il nostro navone, ma molto dolce e buono da mangiare. Non vogliono ad alcun modo entrare in nave, né vogliono dei lor frutti danari, ma li barattano con qualche straccia di camisa o di braghesse: se li callano i stracci con una corda in barca, ed essi danno all'incontro quei frutti ch'a lor par che meriti; e si dice ch'alle volte per uno straccio di camisa si ha avuto a baratto buoni pezzi di ambra.


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Navigazioni e Viaggi
Volume Sesto
di Giovanni Battista Ramusio
pagine 1486

   





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