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      La vetta settentrionale, che è anche la più alta [51], è una delle cime numerose, sulle quali si sarebbe fermata l'arca, di Noè; una nicchia praticata nella roccia, presso un gruppo di pietre considerate come un tempio, è il "trono", sul quale sedeva Salomone per contemplare l'immenso abisso del mondo. Nella parte meridionale della catena, il Sulaiman-dagh perde la sua mirabile regolarità ed, a sud-ovest di Sakki Sarwar, si presenta sotto forma di altipiani di ghiaja o d'argilla rossa. Poi i monti di Sulaiman si mostrano bruscamente tagliati a sud e l'insieme del sistema si ripiega ad ovest per formare il gruppo del Ghandari, simile, co' suoi contrafforti dirupati, ad un enorme centopiedi pietrificato [52]. Questa regione meridionale del Sulaiman-dagh è stata esplorata recentemente dagli ufficiali inglesi e vi sono state scoperte numerose valli, che declinano gradatamente dagli altipiani verso la pianura ed a mezza altezza hanno foreste, campi bene irrigati, villaggi popolosi. Una di queste valli, il Borai, che discende ad est verso il confluente dell'Indo e del Satlegi, sembra destinata a diventare un giorno, grazie alla facilità delle sue chine, la strada principale da Multan all'altipiano dell'Afganistan.
      Ad ovest delle catene marginali di Salomone, tutto l'angolo dell'altipiano, compreso fra le grandi montagne del nord e del-l'oriente, è occupato da serie di alture facili ad attraversare, giacchè non sovrastano al loro zoccolo di più che sei od ottocento metri. Tolte le creste di connessione, queste montagne sono uniformemente allineate da nord-est a sud-ovest e s'abbassano gradatamente, a misura che s'allontanano dal loro punto d'origine; la principale delle catene, fra l'Hilmend ed il Tarnak, è il Gul koh o la "montagna Azzurra", così chiamata dai fiori che ne smaltano i pendii.


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Nuova Geografia Universale. La Terra e gli uomini
Volume IX - L'Asia Anteriore.
di Elisée Reclus
Editore Vallardi Milano
1891 pagine 1124

   





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