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      Lunghesso la costa meridionale, sul golfo Persico e sul mare d'Arabia, si notano tracce d'oscillazioni, che forse si collegano a fenomeni vulcanici. Il Mekran di Persia, come quello del khanato di Balutscistan, presenta numerose montagnole, che furono coni d'eruzioni fangose. Al largo del porto di Giask un cono d'argilla, che sorge dal fondo del mare, è probabilmente uno di questi antichi vulcani di fango [237].
      I piccoli gruppi insulari, che sorgono sull'altipiano, in mezzo alle sabbie ed alle argille del deserto, hanno pure l'orientazione generale dei monti persiani, quella da nord-ovest a sud-est. Tuttavia, la più nota di queste isole di montagne, il Sciah kuh, che sorge a 150 chilometri circa da Teheran, in pieno deserto, segue piuttosto la direzione da ovest ad est: codesto gruppo di trappo e di trachite, merita il suo nome di "montagna Nera" e contrasta per le gradazioni cupe delle sue zone superiori con alcune stratificazioni cretacee della sua base. Sebbene non superi 1,500 metri colle punte più alte, presenta nondimeno un aspetto grandioso, grazie al suo isolamento sui piani del deserto, che in questa regione non ha più di 600 metri d'altezza. Come l'Elburz, benchè in un grado molto minore, il Sciah kuh offre un contrasto notevole fra i suoi versanti del nord e del sud: questo è nudo, come bruciato, mentre i pendii settentrionali sono rivestiti di boscaglie. Agli occhi dei nomadi dei dintorni, che vanno a farvi le loro provviste di legno, quelle macchie sembrano magnifiche foreste [238].


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Nuova Geografia Universale. La Terra e gli uomini
Volume IX - L'Asia Anteriore.
di Elisée Reclus
Editore Vallardi Milano
1891 pagine 1124

   





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